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Gli anni di Caserta Campione d’Italia con Enzino Esposito in barella a bordo campo, della dinastia europea di Spalato ma soprattutto gli anni di un uomo nato a Brooklyn nel febbraio del 1963, cresciuto a North Carolina e scelto al draft NBA dalla squadra di Chicago. Con Michael Jordan il basket ringrazia gli dèi perché niente sarà come prima se il più grande atleta di ogni epoca ha scelto un rettangolo di 28 metri di lunghezza per esibirsi. L’America non basta, MJ diventa fenomeno planetario e i Giochi di Barcellona 1992 sono la passerella giusta: basta con gli universitari, alle Olimpiadi arriva il Dream Team, la squadra dei Sogni, ed è un’esibizione dietro l’altra conclusa con l’oro più scontato di sempre. Magic e Bird chiudono col basket giocato, sono quello che resta degli anni Ottanta – come cantava Raf – e lasciano che si apra la dinastia dei Bulls.

Storia Derthona Basket 90

Nuove dinastie anche in casa Derthona quando Milvio Picchi torna alla Presidenza dieci anni dopo e affida la direzione sportiva a un amico di vecchia data: con Luigino Fassino è un binomio che sa di vecchi tempi, di Bar Italia, di Simmenthal e naturalmente di Rapida. Caenazzo in panchina, dodici tortonesi in campo, con De Ros e Moncalvi richiamati alla base per lasciare in fretta il purgatorio della Serie D e ne esce una cavalcata di 27 vittorie su 30. Di nuovo in C, sempre gli stessi, tortonesità al potere ma si spezza il sodalizio tra squadra e coach, non basta il cuore di Barabino, non basta la classe di Tava e De Ros e nemmeno il feeling col canestro di Andrea Moncalvi. Si retrocede ad Alba, con lo spogliatoio in subbuglio, all’ultimo minuto dell’ultima giornata ma il quart’ultimo posto è buono per il ripescaggio e quando il testimone societario passa ad Adelio Ferrari i senatori chiedono il ritorno di Mario Armana. Con lui, Bobo Creati e Paolino Mossi, sedicenne di San Salvatore dal talento cristallino: è l’anno in cui Tava lascia sul campo un tendine d’achille, e noi lasciamo di nuovo la C1 nell’ultimo epilogo di Omegna.

Ci consolano le donne che tornano nel basket che conta da imbattute salutando il talento di Camilla Muratori accostato alla passione di Barabino, Orsi e Gazzaniga: la femminile la segue Stefano Orsi, per tutti Bobo, e vi trova moglie ma soprattutto il basket trova lui, un altro di quei dirigenti che lasciano il segno come Fossati, come Ablatico, come Angelo Franzosi e come Giampiero Palenzona. Sono loro a ricoprire la veste, ma ormai il Derthona fa rima con Luigino che è un fiume in piena, un vulcano di idee e di passione: l’amore per questo sport lo ha tenuto in piedi, i giocatori sono “…i miei ragazzi” e i ragazzi giocano per lui. Come Saturnino Colicchio, un armadio arrivato da Milano su un Harley Davidson che nel giugno del 1995 gioca a Collegno su una gamba sola: è lo spareggio per tornare in C1, mezza Tortona invade la cittadina nota per il proverbiale smemorato perché si gioca contro Alessandria e allora è un fatto di principio. Perdiamo di niente sul campo mentre in tribuna è un mare bianconero su cui gettare le basi per il gran ritorno da lì a un anno quando esordisce il capitano di oggi, Marco Picchi, e arriva un califfo dei tabelloni di nome Paolo Arucci.

E’ un campionato terribile, 18 squadre e una sola promozione, senza playoff: siamo forti è vero, ma abbiamo tanto cuore perché ne vinciamo un’infinità in volata, negli ultimi secondi come la sera in cui Tava diventa padre per la prima volta e mette i liberi della vittoria su Verbania generando una rissa da Far West. La sera del successo su Aosta è giugno del 1996, siamo di nuovo in C1, possiamo andare al matrimonio di De Ros e pensare che è andata bene un’altra volta.

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