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In una parola: BOOM.
Olimpiadi di Monaco, 1972, e per chi ama lo sport sono giorni tristi col terrorismo che invade il Villaggio olimpico colpendo gli atleti israeliani e causando la sospensione dei Giochi. Ma per la palla a spicchi è anche un momento storico: in piena Guerra Fredda la finale olimpica è tra Stati Uniti e Unione Sovietica e nel più incredibile dei finali (ma quanti ne abbiamo visti così…) Alexander Belov regala la medaglia d’oro ai russi dando il via ad un’interminabile sequela di ricorsi e di polemiche.

A Tortona la pallacanestro esplode letteralmente e se è vero che chi semina raccoglie, sono i frutti dell’organizzazione a livello giovanile studiata e realizzata nel decennio appena concluso. I protagonisti del rettangolo di gioco si costruiscono in casa, lo sapeva il Presidente Pugni, lo sa anche Franco Nicola, se lo ricorderanno tutti coloro che ricopriranno la massima carica dirigenziale negli anni che verranno.
Il Derthona prende forma, abbraccia la Rapida e diventa la vera espressione cestistica di casa nostra. Sono gli anni che danno l’esempio con il nucleo storico dei tortonesi, lo zoccolo duro di Capitan Carboni, di Pippo Bertolotti, di Massimo Falcin insieme a qualche “straniero” che completa l’organico. Si sale agli onori della cronaca grazie alle ragazze di Uccio Camagna che arrivano fino a Roma, fino a quel Foro Italico che di lì a poco sarebbe impazzito per un certo Panatta Adriano. Sono i Giochi della Gioventù 1972, ci trascina la futura nazionale Zanelli ma miglior realizzatrice è Anna Ghisolfi, un cognome e una famiglia che verrà facile collegare ai successi della pallacanestro tortonese anche diverso tempo dopo.

Storia Derthona Basket 70

Sono gli anni dell’austerity, delle partite pomeridiane per permettere il rientro in treno ma la corsa del basket verso il secondo posto tra gli sport nazionali continua rapida come un contropiede cinque contro zero. Siamo diversi dal calcio, ci piace pensare che sotto canestro vinca sempre chi fa le cose fatte meglio, che sia come un’equazione dove i numeri devono essere al posto giusto e allora ecco le prime statistiche, quelli che oggi chiamiamo box-score, con le percentuali al tiro, i rimbalzi, le palle recuperate. Un foglio che riassume una partita, numeri da studiare, da leggere e rileggere per capire cosa è andato per il verso sbagliato: ce lo insegnano gli americani, noi della provincia ci lasciamo affascinare mentre crescono le nuove leve, quelle che ci devono portare in alto e che in alto arriveranno. Della leva 1958-59 sono Marciano, Marina, Gazzaniga, tutta gente che sui campi di serie C saprà spiegare che a Tortona è nata una tradizione di tutto rispetto che ormai attende un Palazzetto tutto suo, in grado di offrire il proscenio adatto.

Gennaio 1975 è un’altra ferita nel cuore: muore Uccio Camagna e con lui un pezzo del movimento femminile. Intitolare a Uccio il Palazzetto diventa il minimo riconoscimento mentre si cerca di continuare nella strada che porta in alto siglando l’accordo con la Saclà di Asti. Arrivano gli “stranieri”, i Rallo, i Malaspina, i Braghero ma chi lascia il segno è un certo Nereo Maghet da Gorizia: è il 1976-77, Nereo fa il playmaker ed è un’enciclopedia a spasso per il campo. Ci porta a un passo dalla D, vicino ad un ragazzo nato nell’Illinois ma tortonese fino al midollo che si chiama Gianni Cermelli, uno che tira e se sbaglia si piglia il rimbalzo, uno che non vive da atleta ma che gioca con un cuore da farti venir voglia di metterti i pantaloncini per combattere insieme a lui. C’è Mario Armana su quello che oggi chiamano “il pino”, sotto canestro Carboni e Fornasari, Gazzaniga è quello che oggi sarebbe un 3-4 ma Nereo passa alla storia perché diventa il primo di tanti che verranno. Di gente che a Tortona viene per giocare e ci lascia il cuore, di ragazzi “adottati” dalla grande famiglia che sul citofono di casa ha scritto Derthona Basket.
Gli anni Settanta si chiudono col primo sponsor su una maglia bianconera e con l’accesso di diritto alla serie C2: ormai siamo una realtà e gli anni d’oro sono proprio dietro l’angolo.

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