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James Naismith ci era arrivato qualche decennio prima, precisamente nel 1891 in una cittadina del Massachusetts, una delle tante Springfield che si possono trovare negli Stati Uniti. A Tortona, un pallone e un paio di cesti a circa 3 metri di altezza arrivano solo nel 1946 e i Naismith di casa nostra sono i profughi di Istria e Dalmazia, ora di casa nell’ex Caserma Passalacqua. Chi c’era non può dimenticarsi dei mitici “Romoletti” (da Romolo Conia) che per oltre un decennio sono il basket tortonese fatto di personaggi mitici e mitici scenari: si gioca naturalmente all’aperto, su terra battuta e le diverse categorie non sono altro che le diverse altezze dei partecipanti. E’ un gioco, uno sport “complementare” e il riferimento naturale è al calcio così capita di sentir parlare di terzini mentre c’è qualcuno che attacca e qualcuno che difende rigorosamente separati.

Storia Derthona BasketAurora, Folgore, Virtus, Intrepida sono le formazioni locali che animano gli oratori perchè sono gli anni in cui si gioca nei cortili delle scuole, in Piazza Duomo e nel Piazzale della Stazione e bisogna attendere la metà degli anni ’50 per leggere di una Polisportiva Tortonese, presieduta da Nino Orsi che vivacizza la fiera di Santa Croce inseguendo qualche tiro a canestro.

Ma soprattutto sono gli anni del Professor Messina ed è difficile essere smentiti scrivendo che i profughi ci hanno portato la pallacanestro ma Nico ce l’ha insegnata, che l’ha perfezionata, insomma, ce l’ha fatta amare. Spiega il gioco ai ragazzi di allora poi prosegue e diventa “Il tigre” che scopre Meneghin, Bovone e Caglieris e che siede su una delle panchine più prestigiose d’Italia, quella dell’Ignis Varese con la quale sarà due volte Campione d’Italia dopo 53 vittorie su 67 gare. Messina è allenatore-giocatore nel 1956, anno in cui il Derthona Basket gioca il suo primo campionato seniores conseguendo subito la promozione alla serie successiva.

Il basket diventa sempre meno gioco e sempre più sport, in America nasce il mito di Red Auerbach e dei Boston Celtics che vincono otto titoli consecutivi mentre a casa nostra o sei del Simmenthal o sei dell’Ignis e sull’asse Milano-Varese si fa la storia di un decennio quando a Tortona i nomi sono quelli di Merlo, di Soncino, di Vecchietti ma anche di Giacomo Bidone, primo e storico Presidente. Se superi il metro e novanta sei un “lungo” e Piero Mecchia ha classe e centimetri ma il destino se lo porta via troppo presto, a soli 19 anni e allora è il turno dei giovanissimi Di Matteo e Civitico.

Il “Mancio” sa giocare e sa far parlare di sé, diventa uno dei personaggi che leghi gioco forza a un pallone di cuoio, magari a quello di nylon rubato a Torino in una di quelle storie che tutti raccontano, tutti tramandano anche se nessuno magari c’era realmente. Si va avanti tra mille difficoltà, tra la Palestra di Corso Garibaldi ancora in costruzione, tra i bassi di problemi finanziari e gli alti dell’evento in Piazza Duomo quando arrivano le “scarpette rosse” del Simmenthal per celebrare la memoria di Mecchia.

Il 1958 diventa l’anno di grazia, il Derthona Basket, ottenuta l’affiliazione alla FIP vince il primo titolo Regionale Allievi mentre si comincia a giocare anche tra donne, con punteggi che oggi fanno sorridere mentre nel 1961-62 esordisce Enrico Bovone, 207 centimetri scovati a Novi Ligure guarda caso da Messina: Bovone parte da Tortona e arriva molto lontano, a 65 incontri con la maglia azzurra, alle Olimpiadi di Città del Messico fino a diventare una bandiera della Mens Sana Siena con cui chiude il 1975 a 25 punti e 9 rimbalzi di media.

Quando Bovone e Messina partono alla volta di Varese, il Derthona è costretto a rinunciare al campionato. Siamo nel 1962 e qualcuno pensa che la pallacanestro a Tortona sia già storia. Non sarà così.

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