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conferenza stampa Derthona Basket Npc Rieti
TORTONA. Da Petar Naumoski al terzo posto del Derthona in A2 di oggi. Un viaggio di sette anni che ha visto i leoni scalare campionati rimanendo sempre con quella componente di “familiarità” che consente alla società di essere ancora un gruppo di amici con la passione per il basket. Marco Picchi, prima capitano della squadra e ora general manager, ripercorre le tappe cruciali vissute nelle ultime stagioni e le prospettive future di una società sana e ambiziosa.
Dal 2008 ad oggi. Cosa è rimasto uguale?
«Siamo cresciuti tanto in poco tempo e ogni anno aggiungiamo un pezzettino nuovo. E’ rimasto il legame con le persone che hanno vestito la maglia del Derthona. Un gruppo di ragazzi cresciuto con Fassino e Tava che hanno ancora voglia di discutere delle partite al palazzetto»
Parliamo di questa dimensione familiare della società, è possibile anche in A2?
«Si, ognuno contribuisce con ciò che può. Ci sono una ventina di amici volontari che si trovano alle otto tutte le domeniche quando giochiamo in casa per poi andare al campo e dare una mano. Siamo una struttura che fino a pochi anni fa metteva ragazzi di Tortona che facevano macchinate per andare in trasferta insieme ad alcuni dirigenti»
Poi le nel 2008 è arrivato Petar Naumoski con una carriera tra i pro con Efes Pilsen, Treviso, Milano, Ulker
«E’ stata la prima svolta e un grande motivo di orgoglio, abbiamo iniziato a crearci credibilità nel mondo della pallacanestro e Tortona è diventata una meta ambita per giocatori e allenatori»
Ci dica tre tappe fondamentali prima di arrivare in A2
«Nel maggio 2009 in C2 la vittoria in finale con la Crocetta Torino coincisa con l’ultima mia gara da giocatore. Il giugno 2012 quando abbiamo battuto Novara. C’era tensione perché avevamo vinto tutte le gare in regular season e arrivammo ad una decisiva gara 3 con Luca Anselmi che nella rifinitura si era rotto un polso»
Quando lei e Fassino eravate sui gradini dell’ospedale di Tortona per aspettare l’esito del referto medico
«Si e una persona ci aveva visto e aveva chiamato a casa mia madre per sapere che sapere se era successo qualcosa di grave (sorride ndr)»
Poi c’è la vittoria al PalaDozza con la Fortitudo
«E’ la terza fotografia che mi porto dentro nel gennaio 2014. Una partita perfetta davanti 5mila persone. Per ultimo metto anche le final four con Legnano»
Ora la squadra è terza in A2 e i tifosi sognano
«La posizione è una sorpresa anche per me. C’è stato l’infortunio di Simoncelli che ha giocato un terzo delle partite e il nostro roster non era lunghissimo. Pensavo questa mancanza ci condizionasse di più invece siamo stati bravi a non avvertirlo. Ora il capitano è il nostro miglior acquisto di gennaio»
Dove può arrivare questo Derthona?
«Siamo una società seria e una realtà consolidata. Vogliamo stabilizzarsi a ridosso delle formazioni che hanno un bacino di utenza e una storia diversa da noi. Non parlo solo di Bologna o Siena, ma anche Verona, Brescia. Siamo come la Fiorentina nel calcio: vogliamo provare a fare uno scherzetto alle grandi. Possiamo confermarci e puntare ai play off»
Qual è l’amarezza più grande e la gioia più intensa dopo queste prime 16 gare?
«Ci tenevamo tutti alla gara con Casale e abbiamo fatto la peggior gara dell’anno. Con Casalpusterlengo senza Simoncelli e Marks abbiamo fatto tutto benissimo, ma ci è mancato poco perché riuscissimo a vincere: ci ha lasciato l’amaro in bocca. La soddisfazione più grande è stata la gara vinta a Siena, emozionante entrare in un campo che ha scritto la storia del basket negli ultimi dieci anni»
Quale è la sua scommessa vinta?
«Seba Bianchi. Preso da Cento, il coach non lo conosceva, ma ho insistito tanto e per i nostri equilibri è importantissimo. Poi c’è anche Marco Spissu come play titolare che si è meritato un post all’All Star Game, ma in generale gli italiani si stanno comportando bene»
Non è scattato però il feeling con Ammannato, perché?
«Mi dispiace, ma non c’è stato intesa tra lui e il mondo Derthona in generale. Noi vogliamo persone felici di stare da noi, se così non è non tratteniamo nessuno. E’ stato un errore non prendere una decisione forte a settembre. Sono convinto che sia bravo, ma senza le motivazioni non si fa bene»
Ed è arrivato Iannilli che si è subito inserito al meglio
«Ha fatto la valigia in 24 ore ed ha chiesto al suo procuratore di venire a Tortona. E’ appena arrivato, ha fatto già bene, ma ha margini di miglioramento»
Quanti punti servono per arrivare ai play off?
«Con 32 punti si fanno. E’ un campionato in cui può succedere di tutto come testimoniamo le ultime vittorie di Omegna, Biella e Reggio Calabria. Ci sono otto punti tra noi e la terzultima»
Quanto c’è di Cavina in questo Derthona?
«Lui è un grande allenatore, il migliore che c’è per il Derthona. Per far esprimere al massimo una persona serve anche il posto giusto. C’è feeling tra noi, ci sentiamo e ci confrontiamo. Il futuro? Se a lui sta bene con noi non vedo nessun motivazione per non proseguire»
Intanto i tifosi immaginano già il salto in A1
«Teniamo i piedi per terra perché stiamo vivendo la nostra Nba. Sarebbe un salto pazzesco. Ma se cinque anni fa mi avessero detto che saremmo stati in A2 non ci avrei creduto. Già pensare ai play off è motivo di orgoglio»
Capitolo PalaOltrepò. Contiene 1000 persone e finora c’è sempre stato il tutto esaurito. Ma per disposizioni federali sarà necessario ampliarlo. Il Comune di Voghera ha un progetto per portarlo a 1800 posti, poi però è da riempire
«Intanto non vedo nessun palazzetto dove giocare se non il PalaOltrepo oppure tornare al Palacamagna a fare categorie inferiori. Con circa 600 posti in più diventa una nuova sfida: vedremo se riusciremo a diventare la squadra rappresentante di un territorio. Finora siamo molto soddisfatti perché oltre ai tortonesi al palazzetto viene gente di Voghera e dei paesi limitrofi».

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