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Riportiamo su derthonabasket.it la bella intervista a Demis Cavina pubblicata questa mattina da Lega Pallacanestro dopo le due nomine ad “Allenatore del mese” di gennaio e marzo 2017. Il coach bianconero ha parlato della sua esperienza al Derthona, toccando poi temi quali la propria carriera da allenatore e d i suoi interessi al di fuori del parquet.

Link: http://www.legapallacanestro.com/demis-cavina-“-i-miei-20-anni-panchina-una-tortona-da-playoff”

– Coach Demis Cavina, per la seconda volta allenatore del mese a Ovest. Tortona ai playoff per la seconda stagione consecutiva, con una striscia di 11 vittorie su 12 incontri nell’anno solare 2017.
– I risultati di questo periodo partono da lontano, dalla preparazione estiva, da un’idea di squadra che è maturata nel tempo. Vi è stata una crescita individuale da parte dei tanti giocatori al debutto in questo campionato, oltre che di gruppo, che ci ha permesso di ottenere grandi risultati.

– Vi aspettavate di fare un campionato di vertice, considerando le sole due conferme rispetto alla passata stagione, ridotte a una soltanto (Garri) con il passaggio di Reati a Forlì nel mese di dicembre?
– Quest’estate molti pensavano che non potessimo ripetere la stagione dello scorso anno (3° posto in regular season, eliminata ai quarti playoff in 5 gare da Brescia, poi promossa). Credo che il segreto sia nel fatto che una società e una squadra sono fatte di persone, e per ottenere risultati ci si debba affidarsi a uomini che abbiano volontà e fame. La qualità delle persone che compongono il Derthona Basket è molto alta, ed è l’aspetto più importante.

– A parte la già citata partenza di Reati, sostanzialmente non siete intervenuti sul mercato (è stato acquisito l’esterno Massimo Taverna, classe 1991). Questo ha favorito la crescita del gruppo e responsabilizzato alcuni giocatori?
– Il fatto di non essere intervenuti sul mercato, dopo la partenza di Reati, è stata una scelta precisa e questo ha permesso di capire meglio le qualità di alcuni giocatori e del nostro gruppo. Sempre tenendo l’aspetto umano al primo posto.

– In questo campionato non avete avuto eccessivi condizionamenti dalle 11 gare giocate a Casale Monferrato, (record 8-3). Col ritorno a Voghera dopo i lavori di ampliamento, subito due vittorie, di fronte ad un pubblico entusiasta. Può essere un’arma in più in vista del finale di stagione?
– Col senno di poi direi di sì. Quest’anno siamo stati una squadra costantemente in movimento, anche a livello di quotidianità, e questo alla lunga ha cementato il gruppo e il lavoro dello staff, permettendoci di non soffrire troppo di questi spostamenti. Il fatto di essere ritornati a Voghera e giocare in un impianto pieno di entusiasmo e di pubblico credo possa essere un valore aggiunto per il finale di stagione regolare. Non tanto per i playoff, che sono un torneo a parte ed entrano in gioco fattori come la profondità degli organici.

– Vi avvicinate alla fase decisiva della stagione con un obiettivo particolare? 
– Nei playoff non conta far bella figura, conta solo vincere. Ecco perché le società costruite per vincere, che ambiscono alla promozione, sono ancora attive sul mercato. Noi non siamo partiti tra le favorite, ma se riusciremo a mantenere nei playoff la politica dei piccoli passi, guardando di gara in gara e puntando su qualità e intensità di gioco, potremo impensierire squadre con maggiori obiettivi.

– Particolarità dei playoff di Serie A2 e’ l’incrocio negli ottavi tra squadre di gironi differenti. Qual è la sua opinione riguardo il livello medio nei due raggruppamenti?
– Credo che tecnicamente non ci siano molte differenze tra Est ed Ovest. Indubbiamente quest’anno a Est ci sono squadre con grande blasone mediatico, lo scorso anno si diceva che fosse più interessante l’Ovest. Poi però la finale fu tra Brescia e Fortitudo Bologna, due squadre provenienti da Est. Nei playoff fare pronostici è molto complicato.

– Lei è alla terza stagione a Tortona e siete riusciti a confermarvi su ottimi livelli in ogni campionato, nonostante i tanti cambiamenti, in una realtà che precedentemente non aveva mai giocato tornei a questo livello. La struttura societaria ha favorito questo rendimento nelle diverse stagioni?
– 
Indubbiamente c’è una certa complicità e sinergia tra me e la società, ho sentito subito grande fiducia sin dal mio primo giorno qui. E’ una società modello in tanti aspetti, anche per il fatto che si prende molta cura delle persone dello staff, che magari non sono originarie di Tortona. Molto importante, infine, il fatto di aver avuto obiettivi differenti per ogni campionato, ci ha permesso di affrontare continuamente nuove sfide.

– Parliamo un po’ di lei, la sua carriera da coach è iniziata a soli 23 anni nella sua Castel San Pietro, a 26 era in Serie A2 a Castelmaggiore ed a 27 allenava in Serie A a Roseto. Oggi ha 43 anni e sta affrontando la sua ventesima stagione da capo allenatore. Che ricordi ha delle sue prime annate? Non è così comune affrontare determinate esperienze in età così giovane.
– Aver iniziato così presto mi ha permesso di saltare il passaggio dell’assistentato e prendere subito delle responsabilità in prima persona. Nel mio periodo iniziale, tra Castel San Pietro e Castelmaggiore, ho avuto la fortuna di imparare molto da allenatori delle varie società bolognesi, in primis Virtus e Fortitudo, che hanno permesso di costruirmi una prima identità tecnica. Di sicuro quello che non ho perduto, rispetto a quegli anni, è la voglia di allenare, di stare in palestra. Ho mantenuto sempre grandi motivazioni.

– Guardando alle sue numerose esperienze, ve ne è stata qualcuna maggiormente utile per la sua carriera, che ricorda con piacere? È rimasto affezionato a qualche giocatore in particolare?
– Tante persone mi hanno dato qualcosa, da ogni giocatore e collaboratore ho appreso determinati aspetti, fare nomi sarebbe riduttivo. Ho bei ricordi di tutti i posti dove ho allenato e mi fa piacere aver mantenuto contatti con molta gente. Anche i periodi meno facili sono stati comunque formativi e posso dire di essere soddisfatto di quanto fatto.

– Il Cavina privato: quali sono i suoi principali interessi al di fuori del rettangolo di gioco? Ha particolari passioni?
– Non ho molto tempo al di fuori del basket, lo dedico a lettura e cinema. Mi piace giocare a golf, passione che mi accomuna a molta gente del nostro mondo. È uno sport che stimola notevolmente la concentrazione ed è diventato il mio principale passatempo nei mesi estivi.

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